La Project Room del CAMeC alla Spezia, dal 6 novembre 2026 al 10 gennaio 2027, presenta Installazione con specchi (1967) e Appendice per una supplica (1972) di Ketty La Rocca.
A cinquant’anni dalla scomparsa di Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 – Firenze, 1976), il CAMeC riunisce due opere che permettono di osservare da vicino un tema centrale nella sua ricerca: la possibilità di comunicare oltre le convenzioni della parola. Installazione con specchi (1967) e Appendice per una supplica (1972) utilizzano mezzi differenti, ma affidano entrambe al corpo un ruolo decisivo. Nella prima è la presenza dello spettatore a modificare l’opera; nella seconda le mani dell’artista diventano protagoniste di una comunicazione silenziosa.
Dalla Poesia Visiva alla presenza del corpo
Attiva dagli anni Sessanta, Ketty La Rocca partecipa alle sperimentazioni fiorentine del Gruppo 70, nell’ambito della Poesia Visiva. La pubblicità, la televisione e i messaggi della società dei consumi diventano materiali da ritagliare, estrarre dal contesto e ricombinare. Attraverso collage e accostamenti di parole e immagini, l’artista mette in discussione i codici che orientano la nostra percezione e i ruoli sociali che essi contribuiscono a costruire.
Questa attenzione alla comunicazione rimane costante anche quando La Rocca abbandona progressivamente il collage per lavorare con l’installazione, la fotografia, la performance e il video. Il suo interesse si sposta verso ciò che sfugge alle formule codificate: il gesto, l’identità individuale, la distanza tra le persone, la difficoltà e il desiderio di rivolgersi all’altro. In questa evoluzione assume particolare rilievo anche la condizione femminile e la possibilità di affermare una voce autonoma entro linguaggi socialmente prestabiliti.
Installazione con specchi (1967): lo spettatore entra nell’opera
Composta da ventitré elementi in metallo verniciato e specchi, Installazione con specchi mette in relazione oggetto, spazio espositivo e visitatore. Chi entra nell’ambiente si ritrova riflesso sulle superfici: i suoi movimenti cambiano continuamente ciò che vede. L’opera non propone un’immagine definitiva, osservabile da un solo punto di vista; la sua percezione dipende dalla presenza e dalla posizione di chi la attraversa.
La Rocca mette così in discussione il ruolo consueto dello spettatore, che non rimane semplicemente di fronte all’opera, ma entra nel dispositivo che ne determina l’aspetto. Il lavoro fu presentato pubblicamente per la prima volta nel 2001, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e nello stesso anno entrò nelle raccolte civiche della Spezia grazie alla donazione del figlio dell’artista, Michelangelo Vasta, in occasione della mostra a lei dedicata a Monsummano Terme.
Appendice per una supplica (1972): le mani come linguaggio
Cinque anni più tardi, con Appendice per una supplica, l’indagine si concentra sul gesto. Nel video, muto e in bianco e nero, le mani si aprono e si chiudono, contano, si intrecciano, incontrano altre mani e si confrontano con forme geometriche. Isolati dallo sfondo scuro, questi movimenti quotidiani perdono la loro apparente ovvietà: non illustrano un discorso pronunciato altrove, ma cercano una propria capacità espressiva.
L’artista non propone un nuovo codice di segni facilmente traducibile in parole. Mostra piuttosto come la comunicazione nasca dall’incontro fra corpi, e quanto questo incontro possa essere fragile o incerto. Il video, presentato nel 1972 alla XXXVI Biennale di Venezia, costituisce una testimonianza significativa delle prime sperimentazioni della videoarte italiana. L’esemplare esposto al CAMeC, della durata indicata dal prestatore di 9 minuti e 30 secondi, appartiene alla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT ed è in comodato presso la GAM di Torino.
Due opere, una ricerca continua
La distanza di cinque anni e la diversità dei mezzi non separano i due lavori. In Installazione con specchi il corpo di chi guarda interviene sulla percezione dello spazio; in Appendice per una supplica è il corpo dell’artista a cercare una forma di relazione. In entrambi i casi La Rocca sottrae la comunicazione all’idea di un messaggio già definito e la riconduce a una presenza, a un movimento, alla possibilità di incontrare l’altro. Riunirli oggi, nella città in cui l’artista è nata, consente di rileggere con particolare chiarezza la coerenza di questa ricerca.
Informazioni e visite
Ketty La Rocca. Installazione con specchi. Appendice per una supplica
Periodo: 6 novembre 2026 – 10 gennaio 2027
Inaugurazione: venerdì 6 novembre 2026, ore 17.30
Sede: CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia.
A cura di: Eleonora Acerbi e Giulia Lecchini.
La mostra è promossa e organizzata dal Comune della Spezia e dalla Fondazione Carispezia, con il Comitato Tecnico CAMeC.
Un ringraziamento particolare alla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea per il prestito dell’opera video di Ketty La Rocca.











